E’ il primo essere vivente a lasciare la Terra. L’ha lasciata a forza.
Contro la propria forza.
Probabile che io sia matta davvero.
Ho incontrato la storia di Laika una sera d’inverno, o di fredda primavera, mentre componevo la mia passione, le opere per Paschein.
E così Laika la faccio stare. Sono suoi i miei paesaggi. Può correrci dentro.
Al mattino, presto, mentre Ferrara dorme, trovo un coperchio di campanello: è su un tombino, in Montebello, appena superata Giovecca.
La gente non è libera di perdere neppure un campanello e io che lo trovo mi ci faccio dei gran pipponi. Questa sarebbe la versione ufficiale. Non è detto che sia vera. La storia delle pippe intendo.
La versione poetica, o quella che mi internerebbe in qualunque manicomio, è che c’è nesso tra lo spazio e il tempo, e anche tra me e Laika.
Vedo in quel coperchio un segno di Laika. C’è un aereo, una stella cometa e un pezzo di mondo. Campanello anni ’50.
Quello che arriva dal cielo, se mi colpisce, lo prendo.
In quel periodo ero io vicina ad un tombino. Facile caderci dentro. Infognarmi. Raccogliendo il campanello/Laika ho raccolto me stessa.
Avevo iniziato anche a rubare coperchi di campanelli. Non era la stessa cosa. Non ha valore poetico rubarli. Rubare è affare dei politici e la politica non è per me.
Erano e sono belle le cose che il cielo le manda. E se mi cadesse una tegola in testa sentirei motivi nei cocci. La testa è dura ma non è di cazzo, è mia.
Il bello è divino ed è bestiale. L’umano non lo tratto. Come i rappresentanti che mostrano la propria mercanzia. L’umano non lo tratto. E’ troppo umano.
In realtà non so proprio cosa sia umano.
Arriva quasi l’estate. E’ giugno. Le sere si fanno calde e i pensieri scorrono a braccia aperte. Sembrano ragazzini che corrono in una piazza ‘sti pensieri. Difficile stargli dietro. Ho Laika ma non so dove andare, sono piena di Paschein. Pesante a volte. Eppure mi porta fuori, nello spazio infinito.
Laika ha visto lo spazio e le è scoppiato il cuore.
La versione pitttorica è che scopro in Laika il dio del duomo. Il mio dio, quello inafferrabile e bello di meraviglia, tutta quella spiritualità che risiede nei marmi del duomo, le luci e l’ombre, tutto, tutti i pensieri ragazzini che mai si fermano, tutti in un campanello, tutti nell’idea di un cane, di una spiritualità forte da scoppiargli il cuore.
Il dio del duomo è un cane e quel cane è Laika.
Il primo essere vivente a lasciare la Terra.
Il primo essere vivente a lanciare sulla Terra un segno di sé e il segno di un suono in uno spazio che il suono non lo contiene. Non c’è aria nello spazio cosmico oltre la Terra.
Le casse di risonanza sono coperchi di campanelli per la nostra immaginazione.
2 Gennaio 2011